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Intervista Rom

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Intervista Rom

Armando Veneziano e Alessandro Passalacqua , zio e nipote, sono due uomini della comunità rom, stanziata nel campo di via Lucrezia della Valle. Insieme ad altri hanno voluto dare voce al loro bisogno di riscatto sociale ,per sé e per i propri figli, costituendo una cooperativa di servizi, con l’aiuto e il sostegno della Lega delle cooperative e del suo responsabile regionale, Quirino Ledda. E’ nella sede della Lega che incontriamo entrambi per ascoltare il racconto della realizzazione di un’idea, nata dall’orgoglio di recuperare un’esperienza di un popolo, quello rom, che di generazione in generazione, ha raccolto,lavorato e venduto il ferro. La loro cooperativa, infatti, si occupa prevalentemente di questo, oltre che della pulizia di strade, giardini e parchi. Mentre li ascoltiamo parlare di questa loro avventura, traspare dalle loro parole tutto l’orgoglio di chi sente di aver imboccato la strada giusta, per sé e per i propri figli che ,tutti, vogliono, abbiano una vita migliore della loro. Armando è un uomo di 39 anni e pur avendo un lavoro alla Municipalizzata del Comune di Catanzaro come autista, ha investito, da socio, i suoi pochi risparmi nella cooperativa “per un futuro diverso per tutti” e “perché tutti possano lavorare”.
E’ lui che ha voluto darle il nome “Venezia”, per orgoglio di un cognome, Veneziano, e di un padre che ha cresciuto i suoi nove figli con la raccolta e la vendita del ferro. Alessandro ha 28 anni, da venditore ambulante di frutta è diventato il presidente della cooperativa. E’ da questa che parte la nostra intervista.
Come vi è venuta l’idea della cooperativa?
Armando:< Ho visto nascere questa idea dentro di me un poco alla volta. Lavoro come autista nella raccolta differenziata e a un certo punto,con altri, ci siamo detti “perchè non la facciamo noi una cooperativa visto che questa roba è da tempo che la raccolgono i nostri padri?”. Prima che nascessero le piccole imprese,infatti, non c’era nessuno che raccoglieva la differenziata ferrosa, c’eravamo solo noi rom. I nostri padri, mio padre, l’hanno fatto per una vita e adesso, con le nuove leggi, non potrebbero più farlo. Nella cooperativa siamo 30 persone,tutti del campo di via Lucrezia della Valle. Questo lavoro l’abbiamo fatto per un anno con l’ “Associazione rom calabrese”, con un progetto della Regione di 16.000 euro >.
Che cosa rappresenta per voi questa cooperativa?
Armando: < E’ stata una scelta di vita, ne siamo orgogliosi noi e i nostri figli. Ci sono anche i nostri vecchi , c’è mio padre che è orgoglioso perchè siamo arrivati a un punto in cui ci siamo veramente integrati nella società. Mio figlio di 17 anni va a scuola, il pomeriggio lavora con me e pensa di diventare il titolare, il presidente o il ragioniere della cooperativa >.
Rappresenta dunque un presente di riscatto?
Armando:< Si. Noi siamo nati in questa città, nel campo rom.
Sono nato in una baracca dove non c’era bagno, niente. Eravamo nove figli e mio padre ci ha cresciuti con la raccolta e la vendita del ferro. Durante l’estate si stava bene ma d’inverno se pioveva o faceva freddo si moriva. L’acqua entrava nella baracca e arrivava fino al letto. Per me è stato brutto ma per i miei figli non deve essere così. Oggi che ho la possibilità di un lavoro voglio dare loro il meglio e un futuro diverso. Il nostro sogno è questo e non vogliamo che i nostri figli vengano chiamati zingari ma cittadini catanzaresi. Siamo di Catanzaro come voi >.
Ma essere rom, vuol dire qualcosa per voi ?
Armando: < Ne sono orgoglioso. Sono veramente orgoglioso della mia vita, di come l’ho vissuta , ho conosciuto sofferenze e sacrifici. Ho sempre lavorato, ho incominciato giovane, ho fatto tante amicizie, mi sono guadagnato stima e rispetto, ma il mio popolo è stato emarginato, abbandonato a se stesso, nessuno ha voluto mai capire come vive. Ultimamente hanno creato un polverone su di noi e per i nostri figli sono stati momenti di paura. Ci siamo sentiti minacciati >.
Alessandro:< Se ci aiutano il popolo rom può rialzarsi. Attendiamo risposte dal Comune e dalla Regione. Siamo fiduciosi . Stiamo già iniziando il primo lavoro per la pulizia delle aree di Viale Isonzo. Divideremo il guadagno con tutti perché nessuno si deve sentire escluso, anche se non lavora >.
Insomma il lavoro è importante per voi?
Armando: < Certo. E se è difficile per voi ,per noi lo è di più.
Le nostre sono famiglie numerose (6/7 figli), anche se una volta erano molto di più (13/14 figli). Nel campo siamo quasi tutti parenti, io ho 60 nipoti e non vorrei essere spostato dal campo e dividermi da loro. Le nostre mogli hanno lavorato per anni come braccianti agricole ma adesso sono senza lavoro. La cosa più bella è quando uno si sente uguale a un'altra persona e non sei guardato con occhio brutto. La sera torni a casa stanco ma contento. Il gruppo rom si può salvare lavorando. Avuto il lavoro, possiamo mandare i figli a scuola e inserirci nella società con serenità. E’ questa l’integrazione che stiamo facendo>.
Alessandro:< E l’integrazione si deve fare adesso. Il Comune deve dare lavoro a questa cooperativa per poterla allargare ad altri rom. Vedendoci lavorare le persone cambieranno idea su di noi. Brave persone come noi ce ne sono tante tra i rom>.
Finisce, con questa intervista, il nostro andare tra i rom. A noi resta la consapevolezza dell’esistenza a Catanzaro di un popolo, che non va discriminato, cacciato,emarginato o strumentalizzato, ma aiutato e sostenuto nella costruzione di una vita migliore per sé e per i propri figli. Alessandro e Armando, le donne rom e chi lavora e vive con loro ci credono e sperano. E gli altri?.
Franca Fortunato
Dida: Alessandro Bevilacqua- Armando Veneziano




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