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Lettera pubblica di alcuni uomini di Catania

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LETTERA PUBBLICA DI ALCUNI UOMINI
di Catania

Siamo alcuni uomini di Catania, che da un bel po' di tempo ormai, in un intreccio di pratiche politiche in differenza con le donne della Città Felice, cerchiamo di costruire nella nostra città, modi differenti di vivere la politica, le relazioni e gli spazi che ci circondano: dalle  piazze ai luoghi in cui lavoriamo ed elaboriamo.
Abbiamo sentito il bisogno di scrivere, per dire la nostra, su tutto quello che nell'ultimo mese è successo, in merito ai reiterati episodi di violenza sessuale che molti uomini hanno inflitto a tante donne. Vogliamo esprimere il nostro punto di vista di uomini che non se la sentono di nascondere la testa sotto l’ala davanti a tutto questo, che non vogliono sentirsi conniventi nei confronti di un maschile contro il quale lottano e sentono il bisogno di assumersi la responsabilità morale e civile del proprio sesso per ogni stupro che avviene.
Ci sembra sia arrivato il momento che gli uomini discutano seriamente e in modo decisivo del problema della violenza, e soprattutto della violenza che compiono contro le donne.
Assistiamo a un permanente stato di sottovalutazione da parte degli uomini della questione “violenza sulle donne”, non avviene da parte della maggior parte di loro, una decisa esternazione della loro vergogna e del loro disappunto per questa espressione di inciviltà che marca il maschile. E’ venuto il momento di dire basta e fermarsi per arrestare anche il preoccupante tentativo (misogino, inconsapevole?) di normalizzare la violenza alle donne a opera di certi rassicuranti, bavosi, buontemponi. Anche i media speculano con i loro scoops e le loro letture riduttive dei fatti,  sulle vite e sui destini delle donne,  istigando quasi alla violenza sessuale  con le forme ossessive e con il  linguaggio che adottano: fornendo particolari morbosi, ma soprattutto porgendo un’ immagine di passività e di rassegnazione delle donne, come se la possibilità di subire violenza da parte degli uomini fosse iscritta nel loro corpo, nel DNA e nel loro futuro.
Molte volte si cerca di spostare l'attenzione della violenza maschile su altro, come se si cercassero scusanti o alibi a quello che un uomo ha fatto, sottolineando che se lei si fosse comportata in maniera diversa e se non si fosse trovata in certi posti poco sicuri e a quell’ora lì tutto questo non le sarebbe accaduto. Addirittura vi sono trasmissioni televisive come “Istruzioni per l’uso” (RAI tre ore 7) durante le quali esperti uomini dicono alle donne come fare per non farsi violentare o non lasciare che la violenza vada avanti…… questo è atroce, noi non ci stiamo, perché la responsabilità non si può spostare su chi subisce la violenza ma sugli uomini che perennemente in guerra con le donne non sanno più come gestire le loro frustrazioni e vogliono sottometterle o cancellare la loro presenza-esistenza in ogni modo.
In questi giorni abbiamo assistito attoniti dalle dichiarazioni di un Silvio Berlusconi che quasi quasi invidiava gli stupratori e strizzava loro l’occhio, all’ascolto della canzone sul tentativo di  stupro su una bambina da parte di un vecchio, scritta e composta da un Gino Paoli senile. E ancora, dalle battute di disprezzo nei confronti delle donne da parte di Giampiero Mughini agli annunci e esortazioni di certi gruppi su Face book che inneggiano agli stupri di gruppo: un insieme di voci aberranti che  giustificano la violenza sulle donne e l’autorizzano simbolicamente.
Tutto questo è il segno di una ulteriore involuzione nelle relazioni tra uomini e donne fondata su una levata di scudi del simbolico maschile, duro a morire, che vede le donne come oggetti sulle quali mantenere il dominio e far valere il diritto di proprietà per farne tutto quello che si vuole, anche violentarle, anche ucciderle, tutto questo farcito dal disprezzo che i maschi provano nei confronti delle donne, disprezzo che nasce dalle paure più profonde che noi uomini abbiamo nei loro confronti.
E' arrivato il momento che gli uomini intraprendano un lungo percorso di modifica del sé, che impediscano con mezzi convincenti agli altri uomini di esercitare violenza sulle donne, che s’impegnino insieme alle donne ad educare in questo senso il loro figli maschi, affinché questi scoprano che ci sono possibilità di  approcci e relazioni rispettose con le donne. Consentire che i giovani maschi di conoscano molto di più del mondo femminile evitando le considerazioni riduttive e meschine nei loro confronti. In un confronto lungo e continuo con l'altro sesso gli uomini riconoscano le loro-nostre debolezze e paure per costruire nelle relazioni di differenza, forme vere e nuove della politica e della vita.
 
Catania 2 febbraio 2009          Pierangelo Spadaro, Biagio Tinghino, Luca Cangemi


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